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recensioni
 


 
 


 

1) Goodbye Yellow Brick Road
2) Philadelphia Freedom
3) Don't Go Breaking My Heart (con Kiki Dee)
4) Rocket Man
5) Daniel (*)
6) Crocodile Rock
7) Sacrifice
8) Can You Feel The Love Tonight?
9) Bennie & The Jets
10) Your Song (con Ronan Keating)
11) Sad Songs (Say So Much) (con Bryan Adams)
12) Candle In The Wind
13) The Bitch Is Back (*)
14) Saturday Nights Alright For Fighting (con Anastacia)
15) I'm Still Standing
16) Don't Let The Sun Go Down On Me
17) I Guess That's Why They Call It The Blues (con Mary J. Blige)

(*) Bonus Tracks - disponibili solo nelle versioni Giapponese, Australiana, Inglese e Statunitense dell'album
 
 
 
 
 
 
 
 

classifiche
Stati Uniti:    65° posto
Inghilterra:    7° posto
Italia:    -- posto
 
 


 
 

da www.musicclub.it

E' stato uno dei più grandi di tutti e fa molta tristezza sentirlo adesso. Vederlo. Sopportarlo. Non è più una star, è solo una gran dama del pop che fatica a nascondere i buchi nelle calze. Ha un mucchio di problemi economici e naturalmente quello che stupisce è che ad averli non è uno qualsiasi ma l'autore di canzoni le cui royalties avrebbero potuto fare la fortuna di una decina di paesi poveri. Comunque fatti suoi. A noi dispiace solo che Elton John, disastri permettendo, sia ancora operativo. Perché il suo non e più un bell'operare. Il live, instant record tratto dai concerti di ottobre del Madison Square Garden, non fa una piega perche è tutto pieghe, rammendi invisibili e cerotti visibilissimi. I denti della sua musica sono scomparsi. La bellicosa tenerezza del suo pop è diventata un miscuglio di generose ma purtroppo inefficaci riprese dei classici più in vista. Una splendida baracconata. Qualcuna di queste canzoni ancora fa la sua figura, altre sinceramente no specie quando si ricorre al falso toccasana del duetto (solo per la platea, quindi un po' gratuiti, gli abbinamenti con Anastacia e Mary J. Blige per Saturday night's alright for fighting e I guess that's why they call it the blues). La voce fatica dove un tempo correva senza dover ricorrere al doping della tecnologia o dell'arrangiamento. Peccato. E la selezione del disco spiega anche un'altra cosa: che ormai Elton John ha un passato ridotto all'osso di una ventina di canzoni, mentre il resto, forse la parte più sublime, è ormai dimenticato. Solo per lui, però: non per chi è cresciuto con Texan love song, Roy Rogers, Pinky, Indian summer o Come down in time, che avrà di che brontolare per tutta la vita.


 

 
 
 
 
 

anno/label 2000 - Universal
produzione Phil Ramone
arrangiamenti orchestrali  --
studio registrazione live al Madison Square Garden, NYC, il 20 e 21 ottobre 2000
musicisti Nigel Olsson: batteria e cori; Curt Bisquera: batteria; Davey Johnstone: chitarre e cori; John Jorgenson: chitarre e cori; Bob Birch: basso e cori; John Mahon: percussioni e cori; Ken Stacey, Billy Trudel: cori; Kiki Dee, Anastacia, Mary J. Blige, Bryan Adams, Ronald Keating: duetti; Elton: piano
note pasticcio live con troppi musicisti e duetti da dimenticare.
tutto da dimenticare, il peggior live di Elton.


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