RECENSIONI
DEI VISITATORI
TUMBLEWEED CONNECTION
inviate la vostra
recensione di un disco
di Elton e sarà pubblicata in questa sezione.
non preoccupatevi, non
cerchiamo critici
professionisti, ma le impressioni, positive o negative, dei fans!
Pierluca Turnone (agosto 2008)
Un giorno, girovagando per i negozi in cerca di materiale su Elton
(come al solito), fui attratto da un album che si distingueva da tutti
gli altri, possedeva una copertina strana, color seppia, quasi
insignificante, eppure affascinante, ben più di tante altre più
eccentriche; sembrava quasi dirmi: non guardare l'aspetto, comprami e
guarda il contenuto. Ai miei occhi era l'ostentazione di una
superiorità artistica indiscutibile che trovava sicurezza nella
consapevolezza di una genialità onnipresente, quindi non aveva bisogno
di mascherarsi dietro a pellicce tigrate o occhiali stravaganti.
Quest'album mi sa subito di capolavoro senza averlo mai ascoltato.
Provai a guardarne il retro: non conoscevo nessuna delle canzoni, e
questo mi intriga ancora di più. Così lo comprai e provai subito a
metterlo alla radio. Devo essere sincero: all'epoca non conoscevo
benissimo il nostro eroe, quindi al primo ascolto non mi disse
assolutamente nulla. Il secondo ascolto non sortì l'effetto sperato. E
così per un pò l'album finì, così per dire, in soffitta. Dopo alcuni
mesi, essendomi fatto le ossa con album come Goodbye Yellow Brick Road,
Madman Across The Water e Elton John, rispolvero questo vecchio
gioiello e prendo il treno, destinazione, Vecchio West, da un ben noto
killer.
Parte 'Ballad Of A Well - Known Gun'. Ma sembra diversa
dalla prima volta che la ascoltai. Cavolo, non so proprio cosa mi stia
succedendo. Sento una carica irresistibile che pervade il mio corpo! E'
incredibile! Vien proprio voglia di buttare tutto all'aria e gettarsi a
capofitto nella ballata di questo killer, così turbolenta! Non posso
resistere a questo capolavoro, così lo riascolto meglio provando gli
accordi al pianoforte. Per i successivi 4.58 minuti é rock a tutto
spiano, il vero rock, il più puro, genuino, autentico, con gli
sferzanti accordi di chitarra del buon Caleb Quaye e i potenti cori che
ti smuovono tutto il sistema nervoso in un'ossessività magnetica:
'There Goes The Well-Known Gun, There Goes The Well- Known Gun, There
Goes The Well-Known Gun".
Poi arriva il momento di 'Come Down In
Time': una storia d'amore, triste e angosciata senza però cadere nel
melodrammatico, con la voce calda e sicura di Reginald Dwight a
narrarci gli eventi. Sembra quasi di vedere questo lume di candela,
spento all'improvviso, per correre a salutare l'amata, un'amata che non
arriverà mai e ti lascerà per sempre a contare le stelle nella notte.
L'avventura
in chiave western prosegue con 'Country Comfort': e qui, come in tutto
l'album, si fanno ben sentire gli ariosi arrangiamenti di quel genio di
Paul Buckmaster che abbiamo ritrovato con piacere in 'Songs From The
West Coast', poi il violino di Johnny Van Derek, la chitarra pedal
steel di Gordun Huntely e l'armonica di Ian Duck fanno il resto. Mi
butto sulla poltrona: la melodia mi entra nelle ossa cullandomi e
provocandomi quella sonnolenza tranquilla e un pò accorta tipica di
certi ambienti americani dai grandi esterni. Dopo 5. 06 minuti mi
risveglio con il tipico scontro a fuoco che non poteva mancare in un
album del genere: 'Son Of Your Father', indubbiamente uno dei pezzi
dall'ascolto difficoltoso, movimentato ma non sfrenato, che sembra
descrivere appieno una discussione tra due fratelli (uno dei quali
cieco e con un uncino al posto della mano), discussione che poi
degenera nell'anarchia, cosa assolutamete normale e quasi salutare
nella Vecchia America del XIX secolo.
Il brano seguente, utilizzato
anche nel film di Cameron Crowe 'Elizabethtown', parla chiaramente
della Guerra di Secessione Americana. 'My Father's Gun' é una sorta di
passaggio del testimone, e questa sua caratteristica si intravede
decisamente nell'interpretazione che Elton ne dà: ma proprio perché
egli canta la vita e ne celebra i vari aspetti, la voce ha anche una
punta di malinconia.
Si arriva quindi a quello che per me é uno dei
capolavori dell'album, 'Where To Now, St. Peter?', dalla musicalità
intrigante e dal testo enigmatico. Quest'ultimo unisce elementi
tipicamente western con dilemmi e concezioni tipiche dell'Occidente: in
pratica, affronta il dilemma della nostra ultima e definitiva
destinazione, e la melodia non é meno ricercata, inizia docilmente,
come in un sonno incantato traportato dalla corrente di un fiume, il
fiume della vita, per poi smuoversi non appena si arriva alla
concezione tipicamente puritana della predestinazione. Un brano che per
i miei giusti dura troppo poco.
'Love Song' é un gioiellino scritto
dalla corista Lesley Duncan, che dimostra di avere favella anche nel
comporre armonie tutte sue. Alle mie orecchie suona di una dolcezza
infinita che però non compie l'errore di cadere nel mieloso. Gli
strumenti musicali sono ridotti al minimo mentre le voci di Elton e
Lesley si sposano alla perfezione in questa corroborante atmosfera. Ci
si smuove un pò con 'Amoreena', canzone che parla d'amore, amore
abbastanza movimentato e decisamente ossessivo, di un'ossessività
magnetica, nella quale troviamo inaspettatamente il mitico Dee Murray e
il buon vecchio Nigel Olsson; pezzo decisamente impegnativo all'ascolto
e non compreso dai più, con un ritornello ripetuto all'infinito per
farti entrare definitivamente il nome della ragazza nel cervello.
Geniale.
Punto e a capo. Inizia il capolavoro dell'album. Anche qui
tutto é ridotto al minimo, solo il pianoforte del nostro descrive la
tetra, a tratti squallida ma anche spaventosa scena. La voce é cupa,
tetra e contemporaneamente a tratti squillante. Sembra di vederselo
davanti questo vecchio relitto, testimone di tragedie umane spacciate
per eventi di fondamentale importanza storica, un pò ammattito e un pò
profeta. La scena é semplicemente spaventosa. Il solo immaginare il
cupo e meschino sguardo del vecchio soldato incute timore. Poi egli
sparisce all'improvviso dalla canzone, senza pretendere nulla in
cambio, ci fa solo promettere una cosa, di fregarcene di tutti gli
altri e di conservare nell'immortalità della nostra anima i nostri
ricordi. Una sola considerazione: 'Talking Old Soldiers'. Inutile
aggiungere altro.
Siamo arrivati, purtroppo, al capolinea con la
sobillatrice 'Burn Down The Mission', un vero e proprio gioiellino live
che fortunatamente Elton rispolvera in continuazione. Inizia in maniera
decisamente malinconica, finendo per convincerci ad incendiare la
missione nel caotico finale che unisce tutti gli strumenti possibili ed
immaginabili. E il treno che ci ha portati in questo viaggio nel
Vecchio West e nella nostra anima ci riconduce alla stazione in maniera
spumeggiante, così come quando ci aveva portati da un ben noto killer
all'inizio dell'avventura.
Se poi avete la versione rimasterizzata,
vi suggerisco vivamente di ascoltare 'Into The Old Man's Shoes', un
altro di quei capolavori che Elton sapeva sfornare in quegli anni,
malinconica, preoccupata e consolante al tempo stesso. Concluderete la
vostra epopea con la versione originale di 'Madman Across The Water',
decisamente superiore a quella presente nell'album omonimo, che nei
suoi 8.51 minuti vi coinvolgerà con gli accordi di Mick Ronson uniti in
un'ignota essenza, numerosi come le increspature dell'acqua in
questione.
Che dire di quest'album, alla fine? Assolutamente
nulla. Perché il rock, per dirla come l'introspettivo Bernie Taupin,
non é certo ciò che appare. Bisogna solo provare quest'album. Provarlo
e basta. Ascoltare il pianoforte onnipresente. Assolutamente
sconsigliato a chi ama la musica di artisti usa e getta. Potreste
rovinarvi la giornata. O magari guardare con più attenzione a colui che
fino a un giorno fa giudicavate come una vecchia pop - star in pensione.
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Beppe
(aprile 2007)
Tumbleweed Connection è a mio avviso, senza ombra di dubbio, la
massima vetta nella discografia di Elton John, insieme al quasi
contemporaneo Madman Across The Water.
L'album non è certamente immediato e di facile ascolto, ma è di una bellezza e un'ispirazione straordinaria.
Registrato contemporaneamente a Elton John, uscito un anno prima
(1969), riflette la passione di Bernie Taupin per l'epopea del vecchio
West, nata probabilmente con la visione dei tanti film western
americani che imperversavano durante la sua gioventù.
Per Elton la fonte di ispirazione musicale fu senza dubbio The Band, gruppo che in quegli anni aveva dato il meglio di se.
L'album segue lo schema consolidato dei primi dischi: produzione
abbastanza complessa di Gus Dudgeon con gli splendidi arrangiamenti
orchestrali di Paul Buckmaster, in questo caso molto meno cupi che in
Elton John e ampio utilizzo di session men, ma in questo caso iniziano
ad avere un certo spazio anche Nigel Olsson, Dee Murray e Caleb Quaye.
Le canzoni, di impostazione southern, sono assolutamente fantastiche e senza tempo,
compresa Love Song, cover della canzone composta da Lesley Duncan,
all'epoca sua corista nei dischi e anche live.
Troviamo alcuni dei migliori brani composti dalla coppia John/Taupin nel corso di tutta la loro carriera.
Al top assoluto Talking Old Soldiers, la perfezione assoluta con Elton
e solamente il suo piano, ineguagliabile, e My Father's Gun
(recentemente ripresa nel film Elizabethtown di Cameron Crowe) con il
suo incedere melanconico e struggente, in mix perfetto tra strumenti,
coro e voce.
Ma tutto l'album rimane su livelli eccelsi che purtroppo non si
sarebbero mai più ripetuti da lì a qualche anno, quando
la scelta di virare verso una musica più commerciale avrebbe
significato il dover rinunciare ad un certo tipo di canzoni.
Pensiamo che da Tumbleweed Connection non fu estratto neanche un
singolo, manovra commercialmente suicida, ma Elton era all'apice della
sua vena creativa e il disco con la sua bellezza travolgente
contribuì ugualmente al suo lancio come come futura rockstar
mondiale.
Burn Down The Mission è diventato un classico del suo repertorio
live, Come Down in Time resta insuperata nella sua semplicità e
dolcezza, Country Comfort è stata incisa da innumerevoli
artisti, Amorena e Where To Now St. Peter sono certamente canzoni che
riescono a fare emozionare gli ascoltatori oggi come allora.
Forse le uniche due canzoni più anonime (si fa per dire,
sarebbero delle gemme in qualsiasi album di Elton) sono Ballad Of A
Well-Known Gun e Son Of Your Father, ma solo perchè non si
prestano ad essere delle hit radiofoniche.
Un album del genere dovrebbe essere nella discografia essenziale di
qualsiasi amante della musica pop rock, non solo tra i fan di Elton,
anche se, come al solito, non ha mai avuto la giusta considerazione
presso la critica, che molto spesso se lo dimentica.
Elton e Bernie erano in uno stato di grazia e non pensavano troppo alle
vendite, l'abbinamento Gus Dudgeon/Paul Buckmaster dava dei risultati
straordinari e il gruppo di musicisti utilizzati, compresi i grandi
cori, era assolutamente perfetto.
Da un mix del genere non poteva che nascere un capolavoro che non dimostra per niente i quasi 40 anni passati da quel 1970.
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di Giorgia Turnone (2009)
"Tumbleweed Connection"
40 anni d’ispirazione -
1970: i signori della musica
Non
più tardi di Elton John, sempre 1970, i due artisti hanno creato più di
un album. Non lo sapevano, ma avevano creato il disco perfetto.
Qualcosa di superiore perfino ai loro miti. Le loro ispirazioni. Bè,
ora sono loro che devono osservare gli eredi superare i maestri.
Tesi,
antitesi e sintesi. Fate voi, anche perché ricorrere alla canonica
Trinità è facile oltre che dovuto. Amen. Comunque, il mondo è un posto
migliore quando Elton e Bernie compongono così (cioè sempre), e da quel
1970 tutti gli essere umani di buona volontà (cioè i fans) hanno più
motivi per essere ottimisti.
Seriamente: adesso sarebbe
ragionevole parlare di Maestri dei Beatles. Loro, John e Taupin, sono
così avanti che se si guardano alle spalle vedono il futuro. Che vuoi
dire sugli artisti del (recente) passato, quando quei due hanno una
classe che manco in oratorio con le squadre squilibrate hanno?
Silenzio,
non va sprecato niente di quel 1970. Tenete l’immagine del pianista e
del paroliere che vanno verso l’esplorazione di mondi ma visti prima:
un album perfetto, senza alcun singolo, non si era mai visto. Primizie.
Lodati
siano Elton John e Bernie Taupin. Hanno creato, quasi dal nulla, un
album da mille e una notte. Qualcosa come mappare un monte più alto
dell’Everest sulla cartina geografica. Esagerazioni simili. E’
difficile trovare termini di paragone, è facile ipotizzare il loro
futuro percorso, da predestinati, da geni. Cavoli, neanche Elvis era
così lanciato.
Questa è tutta una lode alla coppia. Parole,
parole vere, strutturate, davvero non riesco a trovarle per parlare di
questo album. Basta il titolo per capire che siamo di fronte a qualcosa
di più della musica, almeno da quando la musica è suono: Tumbleweed
Connection.
In fondo, due così, che fanno i cecchini sparando
fiori, possono anche meritare legittimamente il Nobel per la Pace.
Altro che immaginazione al potere, può essere questo lo slogan che
finalmente cambia il mondo: mettete dei fiori nei vostri album.
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