Too Low For Zero
inviate la vostra recensione di un disco
di Elton e sarà pubblicata in questa sezione.
non preoccupatevi, non cerchiamo critici
professionisti, ma le impressioni, positive o negative, dei fans!
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di Stefano Orsenigo (2006)
La carriera di Elton John è stata, ed è tuttora, un susseguirsi di alti e bassi, ascese e cadute, canzoni celeberrime e altre misconosciute…tutti aspetti che rendono l’avventura musicale del baronetto ancora più preziosa, interessante, stimolante per chi lo ama, tenuto conto di quant’è ricca la sua produzione! Too Low For Zero è il diciassettesimo album in studio di Elton ed è giustamente considerato quello della sua (prima) rinascita, artistica e commerciale. Soprattutto commerciale viene da dire, visto che gli album degli “anni magri”, sottostimati all’epoca, rivelano tutti i loro pregi ad ascoltarli ora, a cominciare dalla tendenza di Elton a sperimentare nuove strade. TLF0 esce nel 1983 e il buon riscontro di critica e pubblico sembra giustamente premiare la ritrovata collaborazione tra Elton e Bernie Taupin, che torna a firmare tutti i testi dopo la separazione artistica post-Blue Moves (1976), e naturalmente fa calare il sipario sul periodo nero in cui Elton pareva sul viale del tramonto fra droghe, alcool, depressione, e quell’ammissione di bisessualità che lo rende di botto inviso al pubblico americano, proprio quello che ne decretava il successo pochi anni prima... Ed è proprio il primo singolo USA a ribadirlo, il vigoroso rock’n roll di I’m still standing: Elton è ancora in piedi, è tornato più in forma che mai! Quel brano non è la sola gemma di un disco che vede il ritorno, oltre a Bernie, di tutta la EJband originale: il chitarrista Davey Johnstone, il bassista Dee Murray e il batterista Nigel Olsson. Va detto che il suono è diverso da quello del passato, ora al pianoforte si aggiungono i sintetizzatori, ma il produttore Chris Thomas li usa al meglio, non fa rimpiangere le sonorità anni 70: ascoltate oggi un gioiellino synth-pop come Crystal, incastonato tra la bellissima I guess that’s why They call It the blues (dove al piano di Elton si affianca l’armonica di Stevie Wonder con un effetto memorabile) e l’elettrica, irresistibile Kiss the bride! E’ un perfetto esempio dell’Elton sperimentatore tipico di quegli anni, prima che degeneri in effetti sonori decisamente fuori luogo… Che grande album, come svetta rispetto a certe pop-porcherie dell’epoca! Tutte da gustare le ballate, amare e malinconiche e (auto)biografiche: da Cold as Christmas (in the middle of the year) a Saint, dalla title-track alla conclusiva One more arrow, bell’omaggio al duro del cinema Robert Mitchum. Ancora una volta i testi del Cowboy-Bernie, epici ed emozionanti, parlano anche di Captain-Elton e si fondono alla perfezione con la musica, secondo un modello di song-writing davvero ineguagliabile! Buon ascolto a tutti!!! |
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di Angelo (aprile 2007) La fine degli anni ’70 ha segnato molto Elton John; lo ha segnato profondamente, come uomo e come artista. Dopo
il “divorzio” professionale dal paroliere Bernie Taupin nel 1976, Elton
è come se abbia perso la sua bussola; semba incapace di reagire a
questo nuovo decennio anni ’80, fatto di nuovi mercati, nuovi concetti
di musica, nuove scelte commerciali; arriva la disco music, si impone
prepotentemente il videoclip musicale, il mercato dei 45 giri e delle
radio viene lentamente assorbito nel mercato televisivo; la musica non
si ascolta più, la si guarda.
Elton non sembra essere in grado di
seguire il passo: tra 1979 e il 1982 pubblica album tra il nostalgico e
lo sperimentale, alcuni ben riusciti, altri un po’ meno; si affida a
nuovi parolieri tra i quali anche Tim Rice, ma qualcosa è cambiato;
manca Bernie, manca la Elton John Band, manca quell’organicità che
caratterizzava i lavori precedenti.E’ solo nel 1983 che avviene il
cambiamento; nei primi mesi dell’anno, infatti, Elton ritrova il
sodalizio con Bernie e la sua band e al posto di Clive Franks, si
affida totalmente alla produzione di Chris Thomas, dopo il buon lavoro
per l’album Jump up.
In pochi mesi nasce Too low for zero, 10 brani, calati perfettamente nel nuovo scenario anni ’80, con una produzione dai suoni elettronici leggeri, ma al passo coi tempi. E’ l’album della rinascita, sia al livello artistico che commerciale; Too low for zero ottiene un ottimo successo nei mercati UK e USA, grazie anche a notevoli hits e a nuovi videoclip musicali. Too low for zero
ci presenta canzoni di alto livello, tra le quali spiccano
indubbiamente il rock ‘n’ roll e singolo principale, I’m still standing, la dolcissima Cold as Christmas e la ballata I guess that’s why thay call it the blues, nella quale troviamo un’interessante collaborazione con Stevie Wonder.
Bellissime anche Saint e One more arrow, le due ballate che chiudono l’album in maniera sublime ed edulcorata. La promozione dell’album è incentrata tutta su singoli, videoclip musicali e interviste in programmi tv; tutto questo fino alla primavera dell’84, quando Elton parte per un lungo tour in Australia. Sono 4 i singoli
estratti da Too low for zero: ad aprile è I guess that’s why they call
it the blues ad anticipare l’uscita dell’album, mentre tutta l’estate è
sconvolta dal rock ‘n’ roll I’m still standing, trascinante e di forte
impatto nelle classifiche UK e USA; in autunno è il turno di un altro
rock, Kiss the bride,
che ottiene un discreto successo anche negli USA.
In Europa esce anche il quarto singolo, un doppio singolo, Cold as Christmas / Crystal, che ottiene un buon successo, soprattutto grazie alla buona promozione nel periodo natalizio.
Con Too low for zero, Elton non è tornato solo nelle classifiche e nei successi commerciali, ma è tornato ispirato, e perfettamente cosciente di dover fare i conti con una nuova realtà musicale, cercando di trovare una giusta sinergia tra passato e presente; e con Too low for zero, ha compiuto davvero un ottimo lavoro, proponendoci un album bellissimo, suonato da una grande Elton John Band, e con quel cocktail di melodie e rock che solo Elton ci sa dare. |
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