ELTON JOHN
Arrivato nella capitale italiana per assistere
all'incontro calcistico Italia-Inghilterra (dove gli italiani hanno vinto
con una doppietta), Elton John ha incontrato in esclusiva un nostro collaboratore.
Ecco l'intervista
Al telefono, la voce di turno ha un tono eccitato: mi sta dicendo che il grande Elton è a Roma per un solo giorno, in incognito. Non vuole vedere giornalisti o intervistatori radiotivvù, ma farà uno strappo per una sola persona, ma proprio una, e puntualissima, mi raccomando. Apprendo di essere il prescelto: è il giorno dopo, di buon mattino, ma da buon romano in leggero ritardo, eccomi all'albergo, e subito dopo nella stanza di colui che oggi molti considerano il più grande, il migliore, l'unico autentico successore dei Beatles. Elton è in completo marrone, un po' strambo in se, ma addirittura "classico" se paragonato alle sue consuete tenute multicolori. Anche gli occhiali, grandi e di forma quadrata, sono eccentrici, ma non oltre un certo punto. Una barba rossiccia gli mimetizza il viso, e ha l'aria stanca. Ma che ci fa Elton John a Roma per un solo giorno? "Sono venuto a vedere la partita di calcio Italia-Inghilterra" risponde ovviamente: avrei dovuto immaginarlo, sapendo che Elton è, come Rod Stewart, un grosso appassionato di foot-ball.
E ARRIVA L'INTERVISTA
Ciao
2001: Come va la squadra di cui sei proprietario e presidente?
E.J.:
Quando l'ho presa era una squadretta, ci vorrà tempo per fortificarla,
ma io ora voglio dedicarci parecchio tempo. Prenderemo giocatori
molto bravi e allenatori di classe. Il primo obiettivo è quello
di arrivare in seconda serie alla fine del campionato di quest'anno.
E, te lo giuro, le possibilità ci sono. Ce la metteremo tutta.
Ciao
2001: Qualche settimana fa, quasi tutti i giornali stranieri hanno dato
per certo un tuo abbandono della canzone, per dedicarti interamente al
calcio. Il mio giornale è stato uno dei primi a ridimensionare la
notizia. Abbiamo visto giusto?
E.J.:
Certamente. Non sono stanco di cantare, sono semplicemente stanco di fare
tournèes. Sono sei anni filati che faccio tournèes ininterrottamente.
Il mio fisico è a pezzi, mi sono reso conto che rischio di diventare
matto. Ho deciso di non fare tournèes per almeno un anno, e di riposare
mente e corpo dedicandomi alla mia squadra di calcio. Ma continuerò
a incidere dischi, ad occuparmi della mia etichetta discografica, e soprattutto
a produrre e lanciare nuovi artisti, prima fra tutti Kiki Dee, con la quale
ho fatto il singolo "Don't Go Breaking My Heart".
Ciao
2001: La tua leggenda vuole che tu abbia conosciuto il tuo paroliere Bernie
Taupin attraverso un annuncio sul Melody Maker. Vero o falso?
E.J.:
Verissimo. Solo che il giornale era il New Musical Express.
Ciao
2001: Quando hai iniziato con la tua prima canzone "Lady Samantha"
desideravi il successo mondiale o avevi ambizioni più ridotte?
E.J.:
Quando ho iniziato, volevo semplicemente essere un autore di canzoni. Prima
di "Lady Samantha" ne ho scritte perlomeno una novantina, che oggi trovo
orribili, canzonette, e che davo da incidere a Engelbert Humperdink.
Il primo disco mio l'ho fatto quasi per caso perchè me l'avevano
proposto. Ma nessuno ci credeva davvero.
Ciao
2001: Che influenza ha avuto su dite Paul Buckmaster, il giovane bravissimo
arrangiatore che ha strettamente collaborato ai tuoi dischi nel primo periodo
della tua carriera?
E.J.:
Una grossa influenza. Paul Buckmaster, soprattutto come arrangiatore d'archi,
è una specie di genio. Mi ha fatto capire l'importanza di arricchire
una canzone, di saper darle colori e sfumature. Mi dispiace che in seguito,
dovendo proseguire la sua ricerca, non abbia più potuto collaborare
con me. Ma nel mio ultimo album "Blue Moves" ha curato gli
archi in qualche brano.
Ciao
2001: Quale è il tuo album che oggi preferisci?
E.J.:
Non saprei dirti di preciso, perchè non riascolto mai i miei vecchi
dischi. Comunque, ora come ora, potrei dirti "Captain Fantastic"
(perchè ho incominciato lì un discorso più vario,
più partecipato) e l'ultimo "Blue Moves" perchè lo sento
molto completo, come lo avevo voluto.
Ciao
2001: Ci torneremo tra poco. Riguardo ai testi che Taupin scrive per te,
essi rispecchiano il tuo mondo interiore o il suo? E quale è il
vostro rapporto di collaborazione nel fare una canzone?
E.J.:
Di solito, i testi di Bernie rispecchiano il suo mondo interiore, che è
molto triste fondamentalmente, mentre io sono un tipo più allegro,
più ottimista. Di solito prima lui scrive un testo, poi io lo leggo
e compongo la musica secondo l'emozione che il testo mi suggerisce.
Ma con "Blue Moves" le cose sono un po' cambiate.
Ciao
2001: Perchè a partire dal tuo ultimo Lp in studio "Rock Of The
Westies" hai deciso di rimaneggiare ampiamente il tuo gruppo accompagnatore?
E.J.:
Semplicemente per cambiare, soprattutto il tipo di ritmo che volevo alle
spalle: un tipo di ritmo nuovo, più percuttivo, più ricco.
Ho tenuto Davey Johnstone, il chitarrista, e Ray Cooper, il percussionista.
Ma Dee Murray e Nigel Olsson sono andati via anche per loro volontà
, perchè volevano fare qualche cosa per conto loro: e io stesso
ho fatto uscire per la mia etichetta il primo singolo di Nigel.
Ciao
2001: E veniamo finalmente a "Blue Moves" , il tuo ultimo album ,
che è doppio. In cosa soprattutto lo consideri diverso dai precedenti?
E.J.:
In moltissime cose. Innanzitutto è il mio primo album in cui ci
sia una reale partecipazione tra tutti quelli che vi hanno contribuito.
A livello di composizione, è la prima volta in cui, per esempio,
io stesso ho scritto alcuni testi: nella canzone "Sorry Seems To Be The
Hardest Word", che uscirà anche su singolo, i testi li ho scritti
io. A livello di musiche, in alcuni brani mi sono fatto aiutare, per
elaborarle, da alcuni altri musicisti della band. Inoltre ho lasciato loro
più spazio per le parti strumentali. E io stesso suono di meno il
pianoforte, ho più badato ad una maggiore "totalità" strumentale,
ho lasciato parecchio spazio alle tastiere di James Newton Howard. Insomma
"Blue Moves" album nato sotto le insegne di una più completa
partecipazione. L'ho voluto così, e sono felice del risultato.
Lo stesso titolo "Blue Moves", l'azzurro avanza, più che essere
un riferimento ironico ai "blue movies" i film pornografici "dal vero",
ha voluto significare, nella mia intenzione, il fatto che io quest'album
lo vedo azzurro, il colore della pienezza, della serenità.
Ciao
2001: Noto una grande differenza tra l'Elton nella vita normale, timidissimo
e dolce, e l'Elton superstar , sul palcoscenico, così
aggressivo, esibizionista, funambolico. Come mai?
E.J.:
E' qualche cosa che accade spesso alle superstar. Nella vita sei te stesso,
sei un uomo normale, con le tue frustrazioni, le tue gioie, le paure ...
E poi, sul palcoscenico, ti trasformi, sei un'altra persona, scatta qualche
cosa di più forte di te. E capisci che anche questa nuova persona
sconosciuta è sempre te stesso. E' una esperienza esaltante, ma
alle lunghe può portarti anche alla pazzia. Diventi schizofrenico.
Essere una superstar ha questo grande difetto: che senza nemmeno che te
ne accorgi, ti conduce fuori dalla realtà. Completamente fuori.
E' per questo, soprattutto, che ho deciso di prendermi un periodo di riposo.
Per me la realtà è più importante di qualsiasi altra
cosa.
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