Peachtree Road



recensione di DAVIDE FREZZATO
 

Anno di grazia per Sir Elton John. Inutile tentare di raccontare chi sia, visto che neanche lui riesce a raccontarsi in modo completo e accurato, anche per se stesso rimane un enigma. Personaggio che si è imposto nel mondo musicale negli anni ’70, compositore di qualità ha conosciuto un periodo scuro e di mediocrità che lo ha portato a pubblicare album dove spesso è difficile incontrare musica. Sembravano più “doveri commerciali” che una rockstar deve adempiere con scadenza annuale. Sir Elton John ha abituato i suoi fan a molti cambiamenti durante l’arco della sua carriera e ancora continuano ad impressionare i suoi continui cambi di stile. Basti pensare agli improponibili abiti ed occhiali, usati per vincere la sua eccessiva timidezza, che proponeva durante i suoi show e che lo hanno reso celebre e famoso, basti pensare all’abbandono verso gli anni ’80 del pianoforte per legarsi con il piano elettrico della Roland, e ringraziamo il cielo che è stato uno svarione momentaneo e siamo ritornati al classico pianoforte Yamaha. Pensiamo al cambiamento che ci si presenta con la sua ultima fatica “Peachtree Road”. I risultati commerciali sembrano scarsi, il numero dei fan sembra assottigliarsi sempre più. In termini economico-discografici sembra un fallimento. Ma arte e denaro non corrono su binari paralleli, si scontrano ogni tanto ma poi seguono traiettorie completamente diverse.
“Songs from the west coast” è stato l’album della svolta preannunciata da “The Big Picture”. Elton John ha intrapreso un percorso di cambiamento radicale, da rockstar si sta trasformando in un artista. La copertina di “The Big Picture” è significativa ed emblematica. Un quadro. Le opere d’arte ormai impregnano l’aria respirata dall’artista.
“Songs from the west coast” è il manifesto della nuova vita dell’artista. “Voglio cantare la bellezza del mondo” dichiarò durante l’intervista per l’uscita dell’album, seguita da un profondo ringraziamento per un suo amico perso qualche anno prima: “Gianni [Versace] quando avevamo qualche minuto libero, mi portava in qualche chiesa, per ammirare gli affreschi e le opere d’arte, mi ha insegnato che sono queste le bellezze del mondo”. Indubbiamente un percorso che pochi posso seguire, si sa che l’arte parla a tutti ma non tutti la ascoltano, spesso ci si limita a sentirla.
Di primo acchito, il nuovo album sembra essere insopportabilmente triste e legato al passato. Insomma, niente di nuovo rispetto a quello che si era abituati, sempre le medesime melodie tristi, un forte richiamo al passato. Personalmente, sono arrivato a fatica alla fine del cd. In alcuni punti pensavo di non riuscire più a sopportare lo struggimento, mi sembrava di riascoltare “Blue moves”, l’album che ha segnato il momento di pausa lavorativa fra Elton e Bernie.
Ora sono arrivato a comprendere, a capire e apprezzare il nuovo album. Elton John si sta trasformando in un cantante di nicchia, saranno sempre meno i suoi fan perché il seguire la sua arte chiederà uno sforzo sempre maggiore. “Peachtree Road” non lo si può ascoltare senza l’ausilio del libretto. Senza l’ausilio delle foto, che tappezzano le pareti delle case del Baronetto, che si è dichiarato follemente innamorate dell’arte fotografica. Le note nostalgiche e struggenti altro non sono che la didascalia delle foto presenti. Il tutto acquista una luce nuova se riusciamo anche noi, insieme a lui a guardare oltre la foto pubblicata. Si deve arrivare a comprendere la bellezza che soggiace nella rovina del passato. Credo che questo sarà il primo album di una lunga serie, abbiamo fra le mani una retrospettiva autobiografica scritta per farci capire cosa era Elton John, e farci intuire cosa sarà. Gli edifici decadenti e marci immortalati nelle foto conservano l’ordine e l’eleganza delle città fantasma che abbiamo davanti agli occhi. Sir Elton John dichiara apertamente di essere molto legato al suo passato, ai suoi eccessi (basti pensare alla sottile foto in cui troneggia la parola gay, evidentemente legata alla sua discussa dichiarazione di omosessualità), nelle note dell’album passiamo dall’easy rock alle celeberrime ballate. “Questo sono io” sembra volerci dire, “sei l’ombra del tuo passato”, possiamo accusarlo noi. Elton John non è più interessato al successo, al successo economico, è cambiato, suona in teatri come la Fenice, compone colonne sonore per musical, Elton John compone per se stesso ora. La musica serve prima di tutto a se stesso e poi agli altri. Questo è il suo grande cambiamento, sarà difficile poter ritornare a sentire musica leggera nei suoi album. La sua musica è diventata la sua nuova filosofia di vita. La sua arte è il suo manifesto di pensiero. Non mi meraviglia che sempre meno persone acquistino i suoi cd, o lo seguano nei concerti. Pensate a quanta poca gente è attratta dalle gallerie d’arte, dai musei. Volete essere fan di Elton John? Bene, accomodatevi e sforzatevi di capire il suo percorso da artista, non da semplice musicista. Se non ci riuscite, non preoccupatevi, l’arte non è per tutti. Ed Elton John sta diventando arte.
 


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