The Captain And The Kid
Ed eccomi a commentare l’ennesimo
album di Elton!
Diciamo che le premesse non
erano molto positive.
E’ vero che veniamo da due
album validi come Peachtree Road e soprattutto Songs From The West Coast, ma
solo pochi mesi fa c’era stata la mia enorme delusione per Lestat, il primo
musical scritto con Bernie, con canzoni poco ispirate, banali e quasi
inascoltabili.
Poi, il progetto del nuovo
album partiva, secondo me, con il piede sbagliato, nasceva infatti da un idea
di Merck Mercuriadis, manager della Sanctuary, era quindi un disco fatto su
commissione, come poteva essere ispirato?
Ultima considerazione
negativa, Elton dichiarava che voleva autoprodursi come in Peachtree, buon
disco che aveva probabilmente il suo tallone di Achille proprio nell’assenza di
un produttore di rango, con buone canzoni che alla lunga risultavano tediose.
E invece in questo momento
sto ascoltando un bellissimo disco, che surclassa probabilmente tutta la
produzione post anni ’70, SFTWC compreso.
Cosa è successo al duo
John/Taupin?
Come è possibile che dopo
tanti anni di alti e bassi gli ultimi tre album di studio siano ridiventati
degli ottimi dischi che reggono benissimo il passo degli anni e delle mode?
Forse la consapevolezza che
le cime delle classifiche sono ormai decisamente difficili da raggiungere e che
quindi vale la pena di fare album di spessore e di qualità per dimostrare che
il vero Elton non è quello di canzoni come Nikita o Sacrifice, o peggio ancora
quello del Re Leone, indirizzato a un pubblico di bambinetti.
Se si
voleva veramente fare
un seguito al grande Captain Fantastic senza perdere la faccia almeno
con i
fans (con la critica la reputazione se l’era già giocata),
bisognava tornare a
comporre come una volta, magari in pochi giorni come ai tempi
d’oro, senza tanti ripensamenti e sovraproduzioni spesso
deleterie.
Lasciando perdere mode,
tendenze, ospiti famosi, elettronica a go-go e tutto quello che, nel caso di
Elton, serviva solo ad appesantire e a rendere mediocri molte canzoni.
Bastava solo ricordarsi di
essere uno dei più grandi compositori dell’epopea d’oro del pop rock e avere un
Bernie Taupin in forma come ai bei tempi, con testi veramente efficaci che,
parlando delle loro esperienze negli ultimi 30 anni, tralasciano stavolta le
spesso ritrite canzoncine d’amore degli ultimi anni, buone per far venire il latte alle ginocchia.
E’ vero che il marchio di
fabbrica di Elton per il grande pubblico è Your Song, ma quello che preferisco
è invece il compositore di canzoni come Ticking, Talking Old Soldiers e Have
Mercy The Criminal, tanto per citarne alcune, dove l’amore si defila per dare
spazio a storie più crude e drammatiche.
In Captain And The Kid, come
è risaputo, i nuovi testi di Bernie parlano come nel primo Captain, di loro
due, dell’arrivo negli Usa, dei successi e degli insuccessi, dei periodi
scintillanti e di quelli bui, degli anni che passano, degli amici che spariscono.
E francamente il disco è un
grande album, come quasi nessuno compreso il sottoscritto si aspettava, con
canzoni mai banali o risapute, con arrangiamenti abbastanza essenziali e mai
pesanti (complimenti alla produzione di Elton e Matt Still, promosso a
produttore dopo Peachtree), ispirate, che ci fanno ricordare il perché siamo diventati
suoi fans.
Manca anche la melassa di
certe canzoncine, altro punto debole del nostro eroe in anni recenti e passati,
canzoncine che facevano sempre capolino in quasi tutti i lavori e, che
purtroppo (per me!) indirizzavano Elton verso un altro tipo di pubblico.
Ma io voglio credere che
Elton si sia ricordato di quello che è stato (e che non gli viene quasi mai riconosciuto) e di dischi meravigliosi come
Madman, Tumbleweed e voglia scrollarsi di dosso almeno nei suoi album ufficiali
l’immagine ormai compromessa da improbabili duetti e collaborazioni, da cartoni
animati e altre amenità del genere.
Colui che aveva scritto e
interpretato canzoni come Talking Old Soldiers non poteva finire per essere
ricordato per i duetti con i Blue, per il Re Leone o per Sacrifice.
So che con queste
dichiarazione mi inimicherò molti dei fans più giovani, ma è quello che penso
e, se mi piacevano certi tipi di canzoncine smielate non avrei certo rivolto la
mia passione verso Elton.
Le canzoni sono tutte di un
buonissimo livello, la più debole e banale (si fa per dire) è naturalmente
quella scelta come singolo, The Bridge che, nonostante la strumentazione molto
semplice indulge un po’ al risaputo.
A mio parere, non ci sono
canzoni memorabili che diventeranno dei classici o particolarmente orecchiabili,
ma l’insieme dell’album è superbo, senza cadute di tono, come è giusto che sia
nel caso di un album concept come questo.
Però la fortuna di una
determinata canzone è legata a tanti fattori e magari sarò smentito
clamorosamente e alcune diventeranno degli hit senza tempo.
Difficile scegliere la
migliore.
Molto belle sono la
malinconica Blues Never Fade Away sui troppi amici persi nel corso degli anni,
Old ’67 con reminiscenze in stile Tumbleweed, Postcards From Richard Nixon con
un piano preminente che racconta le prime esperienze americane, Wouldn’t Have
You Any Other Way (NYC), ennesimo atto d’amore verso New York, la veloce … And The House Fell Down, dal ritmo
veramente accattivante, sul periodo buio della droga.
E, dulcis in fondo, la
canzone che chiude il cerchio, Captain And The Kid, che si apre proprio sulle
note della prima Captain Fantastic per tirare un bilancio su oltre trent’anni
di storia di due persone che incredibilmente, con stili di vita completamente
diversi, sono riusciti a tenere in piedi una collaborazione così gloriosa e
inusuale.
Elton senza Bernie
probabilmente non sarebbe mai arrivato alla fama e al successo, e questo disco
ne è un’altra dimostrazione, con un Bernie in stato di grazia anche la musica è
ritornata a livelli impensati.
I classici degli anni 70
probabilmente sono un’altra cosa, ma Captain And The Kid è un grande album e un vero disco di Elton John, che
sicuramente verrà apprezzato da chi, come me, conosce Elton da tanti anni, e
magari dispiacerà un po’ ai fans più giovani che hanno conosciuto un altro
musicista.
Un album insperato,
impensabile fino a pochi anni fa, probabilmente non venderà, ma chi se frega,
godiamocelo prima che Elton ricominci con un duetto con l’ultima boy band in
circolazione e con una scaletta live indirizzata a un pubblico che si scioglie
alle prime note di Nikita o di Blue Eyes.
Eccellente o 4 stelle (perché
5 le do a Madman e a Tumbleweed!)
|
|
|
|